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4.6 Private equity

Finanziare la comunicazione aziendale? Si può

L’innovazione e la crescita delle aziende italiane passa anche attraverso il loro finanziamento. Uno degli strumenti principali per riuscire a far competere le medie e grandi aziende italiane a livello globale è la private equity.
In Italia il mercato della private equity (investimento privato) è presente da almeno 20 anni, ma stenta a decollare del tutto ed è ancora distante dai livelli raggiunti in Francia, Germania e Spagna. Infatti, il numero di operazioni nel nostro Paese nel corso degli anni è rimasto a poche centinaia di operazioni annue.

La crescita della private equity è stata limitata da alcune peculiarità del mercato italiano. L’opinione comune e condivisa dai principali operatori del settore, vede alla base del mancato sviluppo della private equity in Italia una serie di punti critici, sui cui è necessario lavorare e su cui è importante agire a breve e nel lungo termine, per consentire a questo mercato di avvicinarsi agli standard Europei.

Nonostante il mercato della private equity nel nostro Paese sia ancora di piccole dimensioni, la convinzione comune è quella che l’Italia sia un Paese con buone potenzialità e un terreno fertile per lo sviluppo del sistema dei finanziamenti all’innovazione perché dotato di un Know-how produttivo e industriale che ha dato vita a tante eccellenze medio/grandi che fanno gola a molti investitori nazionali e stranieri.

 

private equity per finanziare la comunicazione aziendale. Foto 01

 

I problemi della private equity

Il principale ostacolo alla crescita della private equity nel nostro Paese è dato da un ecosistema arretrato, in cui alla base risiede una grande problematica culturale delle aziende Italiane in termini di mentalità, ma anche di conoscenza del mercato della private equity stesso, che con difficoltà viene percepito anche come una forma di supporto alle società. Un supporto che non si limita soltanto all’apporto di capitale ma che introduce anche conoscenze, esperienze, managerialità e innovazione.

Un’altra grande criticità consiste nella difficoltà di raccogliere capitale per il sostentamento e la vita dei fondi che vengono creati. L’incapacità di raccolta di capitale deriva da una mancanza di investimenti da parte dei fondi statali italiani: casse e fondi previdenziali, fondi assicurativi e fondazioni bancarie che guardano al nostro mercato come troppo rischioso, in cui il principale rischio percepito è quello di uno scarso ritorno in termini di liquidità, in questo modo si affidano ad advisor esteri e di conseguenza non sono motivati e spinti a versare capitale in attività locali.

Ulteriore problematica che blocca i grandi investitori esteri è l’incertezza e la complessità dei sistemi regolamentari che causano una dilatazione dei tempi delle operazioni di finanziamento.
Le basi per costruire un mercato della private equity italiana fertile sono già state poste, ma le sfide da affrontare affinché possa spiccare il volo non sono poche: tra queste sicuramente c’è la necessità di creare un ecosistema di contorno che possieda la conoscenza, le competenze e la managerialità per apportare l’innovazione che fino ad oggi è mancata.

 

private equity per finanziare la comunicazione aziendale. Foto 02

 

Private equity e venture capital per la comunicazione

Nel linguaggio comune si tende a considerare il termine “venture capital” come sinonimo di private equity. In realtà si tratta di due cose diverse, poiché il venture capital è una forma specifica di private equity, grazie alla quale si possono finanziare startup innovative o progetti dal forte potenziale di crescita nel lungo periodo o aziende che non sono più in fase d’avviamento, ma che in compenso presentano flussi di cassa negativi.

Nonostante il forte ritardo nello sviluppo digitale dall’Italia (25esimo posto nella classifica europea DESI), le imprese stanno dimostrando di “recuperare terreno”, in parte spinte dalla crisi, in parte perché consapevoli dell’importanza di abbracciare rapidamente le nuove tecnologie.

Basti pensare che ben 900mila persone in più rispetto al 2019 si sono connesse a Internet in Italia. Mai come quest’anno i consumatori sono stati esposti ai media e al digitale. Eppure, a causa della difficile e incerta situazione economica, tante aziende stanno rallentando le compagne pubblicitarie e riducendo gli investimenti in comunicazione, quando dovrebbero fare esattamente l’opposto.

Si viene così a creare la paradossale situazione in cui, da un lato le imprese avrebbero a disposizione un’enorme audience, ma non fanno investimenti per raggiungerla, non chiedono finanziamenti per strategie social o campagne di digital marketing, e non si adoperano per adeguare la comunicazione.

Accanto ai canali bancari tradizionali e agli aiuti introdotti dallo Stato, esistono valide alternative per ottenere le risorse che servono alla tua impresa. Un esempio, sono i finanziamenti digitali, che non richiedono la presenza fisica o documenti cartacei e possono essere richiesti online, in completa sicurezza, letteralmente in pochi minuti.

Si tratta di soluzioni di accesso al credito estremamente rapide dal momento che rimuovono le complessità dei sistemi tradizionali e abbattono i tempi grazie all’utilizzo delle più avanzate tecnologie. Chiedici come.

 

 

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